Troppo buona

Quanto tempo abbiamo?
Poco, ma tanto a te che importa? A te basta una manciata di minuti. Sorride.
Avevano scelto quella casa per il profumo di salsedine e resina che emanava, a due passi dal centro; un open space vista mare, con un angolo cottura piccolo ma funzionale, l’ideale per un caffè.
A malapena varcata la soglia di casa, la blocca contro il muro e le avvolge il collo con una mano mentre con l’altra le sbottona i pantaloni, il viso immerso nei suoi lunghi capelli neri.

Respirare in quei capelli basta ad allontanare qualsiasi senso di colpa, semmai avuto.

Poi solleva il viso e la fissa, madida di sudore, intimandole con gli occhi di non muoversi quando prova a staccarsi dal muro, stringendo un po’ più forte la mano intorno al collo.

Lei si arrende mal volentieri e lo guarda inginocchiarsi tra le sue gambe che sapientemente si aprono per accoglierlo.

Adesso ha entrambe le mani sui fianchi e le respira addosso, strofinando naso e bocca sulle mutandine, mente lei affonda le unghie laccate rosse tra i suoi capelli, aspettando la lingua.
Comincia a morderla, ed attraverso il tessuto affonda i denti con forza e sicurezza, ben sapendo dove e come. Lo sente bagnarsi, così può inspirare ancora un po’ più a fondo il suo odore, il suo piacere.
Lentamente gliele abbassa e prende a penetrarla fin dove la lingua glielo consente, colpo su colpo, spingendo il bacino contro la sua faccia.
Dentro e fuori come se non fosse la lingua ma il suo cazzo turgido a tenere il ritmo del suo piacere.
“Ti prego, toccami”
Quasi un lamento la sua voce, mentre incapace di muoversi desidera le sue dita a stringerle i capezzoli, a distrarla da tutto quel piacere che le scivola tra le gambe, e farlo durare più a lungo.
Ma le mani sono ancorate ai fianchi e la conoscenza del corpo di lei gli dice che sta per venirle in bocca; allora smette di penetrarla e comincia a leccare voracemente, mordere e succhiare, senza controllo alcuno della forza.
La sente urlare “mi fai male” ed un attimo dopo godere chiedendone “ancora”.
Riesce ad immaginare la sua faccia contratta dal piacere, la gola secca e la sua bocca aperta in cerca del suo cazzo da succhiare che non arriverà.
Quello che arriva, mentre con la lingua insiste a darle il tormento è un liquido dolciastro e denso a riempirgli la bocca.
Caldo, abbondante, quasi a fiotti, mentre nelle orecchie gli rimbombano i suoi “non ti fermare” urlati.
E lui succhia, assetato, fino a quando non ce n’è più.
Nulla, neppure una stilla delle sue forze.
La riveste, mentre lei esausta si appoggia alle sue spalle.
Si rialza, la bacia dolcemente sugli occhi e sorridendo la ringrazia: l’ho sempre detto io che sei troppo buona.
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